Giuliano Federici
“Tribuna Letteraria”, Ottobre 2004
Un libro insolito e ibrido, costruito Com’e mescolando e intrecciando riproduzioni a colori di quadri dell’autore (ottime la stampa e anche la scelta del tipo di carta, che evoca il tessuto della tela), i suoi Componimenti poetici, note critiche riguardanti gli uni e gli altri. Sembrerebbe quasi un catalogo, insomma, ma realizzato comunque con buon gusto e bene, utile a forni re una testimonianza d’insieme dell’autore napoletano . Certo l’ottantina di immagini — quasi interamente paesaggistiche, intensamente cromatiche, dotate di una calda e indiscutibile avvolgenza che si percepisce anche nelle riproduzioni più minuscole — soverchia nell’attenzione del lettore le poesie, che sono meno d’ una ventina e inoltre si propongono, in larga prevalenza, come liriche d’occasione, tutte tessute d’un abile gioco di rime che le rende più simili a filastrocche cantabili (pur indubbiamente piacevoli) che a compiute e autonome prove letterarie. Questa nostra considerazione formale, ovviamente, non vuole detrarne i valori di autenticità umana ed etica, che anzi spiccano in tutte le liriche e ne costituiscono l’aspetto maggiormente meritorio. Comunque sia, resta nel lettore la sensazione di aver potuto fare la conoscenza di un artista giovane (è del I 959), che, almeno nella pittura, merita sincera attenzione e potrà compiere una sua bella strada. La poesia forse resterà un passo indietro, ma nessuno deve dolersene: il dono della figurazione, quando raggiunge esiti che toccano l’anima di chi guarda, e tra i più alti che si possano ricevere, e le parole possono accontentarsi di accompagnare il talento che si esprime tramite i colori.

